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LA DIVISIONE DEL LEONE
Un giorno Libaax il Leone, Cumar la Iena e Dameer l'Asino fecero una battuta di caccia nella boscaglia e presero molti animali: facoceri, dik-dik, gazzelle. A sera si radunarono e il Leone divise le prede in tre parti uguali, poi disse: - La prima parte spetta a me perché sono il re degli animali. La seconda mi spetta perché ho partecipato alla caccia. La terza me la prendo perché sono il Leone. Avete qualcosa da dire? Cumar, che rideva contento quando il Leone aveva diviso il bottino in tre parti uguali, ma che ora tremava tutto per la paura, rispose: - Va bene! L'Asino, ancor più impaurito e tremante della Iena, rispose: - Va benissimo! Allora il Leone ordinò ai due compagni di cacia: - Se siete d'accordo, caricatevi tiutte le prede sul dorso e portatemele a casa. La Iena zoppa e l'Asino sciocco obbedirono prontamente. (Favola della Somalia tratta dal libro di Fabio Carboni , "Il piacere più sottile" , ed. Il Bagatto, Roma, 1986)
Intervista del giornalista Fabio Gambaro di Repubblica all'antropologofrancese MARC AUGE', docente nell'Ecole des Hautes Etudes en SciencesSociales di Parigi
"Temi come cultura, identità, potere e ideologia so ancora di grandissima attualità, specie in una società come la nostra che oggi si dibatte tra locale e globale. Secondo me, è sempre necessario interrogarsi sul potere e sulle sue forme di repressione più o meno simboliche, che da noi oltretutto sono subdole e mascherate. Nelle società democratiche, il potere, sfruttando l'immagine e la comunicazione, più che alla repressione diretta mira a condizionare le nostre vite". Lei afferma che tutte le società, in un modo o nell'altro, sono sempre repressive "Le logiche del potere trascendono le forme istituzionali, sono le stesse dappertutto. Quando ho scritto il libro (Poteri di vita, poteri di morte) molti pensavano che nelle cosiddette società primitive i rapporti di potere non esistessero. In realtà, il potere si manifesta anche lì, e talvolta con forme repressive molto marcate. Insomma, i paradisi primitivi sono miti che non esistono. Ma in quegli anni la valorizzazione delle differenze era molto forte, tanto è vero che ne paghiamo le conseguenze ancora oggi. Cosa vuol dire? "L'esasperazione del diritto alla differenza ha prodotto un culturalismo i cui effetti perversi sono oggi percepibili da tutti. In nome del rispetto degli altri a qualsiasi costo, c'è chi giustifica l'ingiustificabile. Nelle altre culture - ad esempio in quella islamica - tolleriamo valori e pratiche che non ammetteremmo mai nella nostra. Questo atteggiamento nasconde una forma di razzismo capovolto, perché nel nome della differenza, accettiamo nell'altro ciò che non tolleriamo in noi, considerandolo di fatto a un livello inferiore al nostro. Questa vittoria del politically correct finisce pure per intimidire il pensiero democratico, In realtà, si può benissimo essere tolleranti e contemporaneamente molto fermi sui principi. La tolleranza non deve mai tollerare l'intollerabile, come ad esempio la disuguaglianza dei sessi o la repressione della libertà religiosa". Nel suo libro si parla molto di ideologia "Personalmente non credo alla fine delle ideologie. Proprio quando si crede che queste non esistano più, esse sono ancora più efficaci. Su questo terreno, Althusser aveva ragione quando sosteneva che coloro che sono le prime vittime di un'ideologia sono spesso coloro che la difendono. Infatti, una delle caratteristiche proprie dell'illusione ideologica è di persuadere coloro che ne sono le vittime. Oggi purtroppo l'attualità ci mostra molti drammatici esempi di tale funzionamento ideologico". Quali sarebbero le ideologie che dominano la società contemporanea? "L'ideologia del consumismo, come pure l'ideologia della fine della storia. Questa ultima è un mito che rappresenta bene la posizione della nazione che domina lo scacchiere mondiale. Gli Usa, infatti, difendono un sistema che combina democrazia rappresentativa, liberalismo economico e leggi del mercato, presentandolo come un orizzonte definitivo e insuperabile. Nulla potrà più rimetterlo in discussione. Da questa mancanza di prospettive deriva anche quell' ideologia del presente che mi sembra il dato più caratteristico dei nostri tempi. Noi tutti viviamo sotto la dittatura del presente immediato: dimentichiamo il passato e non ci proiettiamo nel futuro".
La tolleranza è un pensiero debole...
La tolleranza è un pensiero debole, non consente di colmare il
vuoto identitario con l’attraente immutabilità delle certezze
confessionali, delle tradizioni ispirate dal
Cielo……….Soprattutto la tolleranza non fornisce il conforto di
un nemico da odiare.………..ma bisognerà pure che la mediocre
ragionevolezza degli agnostici trovi una sua voce udibile, una
sua forma culturale e fors’anche politica, e reclami il suo
posto in questo pandemonio di Verbi confliggenti.
MICHELE SERRA
Capo Giuseppe, dei Numipu, Nasi Forati, 1879
“Lasciatemi essere un uomo libero,
Libero di viaggiare,
Libero di fermarsi,
Libero di commerciare,
Libero di scegliere i miei maestri,
Libero di seguire il credo dei miei padri,
Libero di pensare”
Capo Giuseppe, dei Numipu, Nasi Forati, 1879
(da Associazione Laica n°95/96, 2003)